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Quale APPARECCHIO è più indicato nel tuo caso?

  • Prefazione

L’apparecchio ortodontico è uno strumento utilizzato dall’ortodonzista per allineare i denti nella posizione corretta, laddove insorgono problemi di malocclusione. Tali problemi vengono definiti disgnazie, e i più frequenti tra di essi sono il diasterna, il morso incrociato, il morso aperto, il morso profondo, il sovra morso, il sovra getto, l’affollamento e la linea mediana deviata. I problemi che derivano da queste malattie sono vari, dalla compromissione della masticazione, che può far insorgere problemi digestivi, al danneggiamento dei denti, ai dolori facciali causati dall’errato carico dei muscoli masticatori, fino a vere e proprie compromissioni della colonna vertebrale. Esistono vari tipi di apparecchi ortodontici, e la loro applicazione dipende dal tipo di patologia riscontrata.

L’apparecchio fisso è formato da attacchi metallici posti sulla faccia esterna del dente, uniti tra loro da fili metallici, elastici o molle. Questo tipo di apparecchio viene assemblato dal medico direttamente in bocca al paziente. Le forze generate dagli elementi metallici in tiro, trasmesse ai denti, correggono e allineano il morso. L’attacco, detto bracket, è una sorta di piccolo bottone, modellato da un lato per una perfetta adesione alla parete dentaria, e dall’altro formato da scanalature e alette: le prime, a sezione rettangolare, servono per il successivo inserimento dei fili metallici; le seconde per il trattenimento delle legature dei suddetti fili.

Questi hanno una forma arcuata e possono essere di diverso spessore. Sono loro a tendersi e guidare il dente verso corrette occlusioni. La cura ha una durata di circa due anni, tempo relativamente breve grazie all’azione 24 ore su 24 dell’apparecchio fisso. Tale fissità però rende difficile l’igiene orale, possibile solo attraverso l’uso di speciali spazzolini.

Per evitare che dopo la correzione i denti tornino a spostarsi di nuovo in direzioni deviate e non corrette, viene utilizzato per un certo periodo il retainer, cioè un filo metallico applicato nella parete interna dell’arcata interessata.

L’apparecchio mobile viene spesso usato durante l’infanzia, per la correzione di cattive abitudini occlusive (digrignamento, non corretta masticazione) o come guida per un naturale sviluppo del dente, dell’osso e del muscolo. Per ottenere i risultati sperati deve essere applicato almeno 15 ore al giorno. La fabbricazione di questi strumenti necessita di competenze tecniche inferiori rispetto all’apparecchio fisso: spesso infatti gli apparecchi mobili vengono creati in laboratorio. Anche per questo hanno un prezzo di mercato molto minore. Uno dei vantaggi della mobilità, sta nella possibilità di effettuare una corretta igiene orale.

A seconda delle modalità con le quali gli apparecchi effettuano lo spostamento dentario desiderato, vengono divisi in tre categorie:

  • Apparecchio mobile meccanico,
  • che utilizza l’azione di diversi elementi incorporati tra loro. E’ formato da una placca in resina acrilica ( placchetta mobile), che si aggancia ai denti e a quegli elementi meccanici (viti, archi, molle) che entrando in azione creano le forze necessarie allo spostamento;
  • Apparecchio mobile funzionale,
  • che stimola le capacità correttive biologiche del paziente. L’equilibrio del morso viene raggiunto attraverso lo sfruttamento delle forze di crescita naturali dei denti, corrette e veicolate dall’apparecchio. Agendo dunque anche sulla crescita scheletrica, si raggiunge un effetto combinato di tipo ortopedico e ortodontico;
  • Apparecchio estetico,
  • che va appunto a risolvere anche problemi di natura estetica, molto frequenti nei pazienti costretti a portare gli apparecchi correttivi. Ce ne sono di diversi tipi. La tecnica linguale prevede l’applicazione di archi metallici nella parete interna dell’arcata, “nascondendo” dunque l’apparecchio dentro la bocca. Possono portare però ad alcune infiammazioni della lingua, e la loro applicazione richiede una notevole capacità tecnica dell’ortodonzista. L’ Invisalign è una moderna invenzione. Si tratta di alcune mascherine trasparenti realizzate con particolari resine, da applicare sui denti. Sono quasi del tutto invisibili e non comportano problemi di fonetica. Lo spostamento dentario è provocato dalla deformazione elastica dell’oggetto. In base alla complessità della malattia, il medico può decidere di procedere con una terapia di un minimo di 12 ad un massimo di 48 mascherine.
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MEDICI ODONTOIATRI
  • Dott. Ernesto Cappelletti - Iscritto all'Albo Professionale dei Medici Chirurghi della Provincia di Varese al n° 04383 dal 27/07/89
    Iscritto all'Albo degli Odontoiatri al n° 00193 dal 17/05/90
  • Dott. Riccardo Borracci - Iscritto all'Albo Professionale dei Medici Chirurghi della Provincia di Varese al n° 04382 dal 27/07/89
    Iscritto all'Albo degli Odontoiatri al n° 00192 dal 17/05/90
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